PARLA DEL SUO PRODOTTO CON GLI OCCHI A CUORE: FRANCESCA NONINO SVELA COME SI È GUADAGNATA IL TITOLO DI “INFLUENCER DELLA GRAPPA”

ABOUT NONINO

La famiglia Nonino di dedica all’arte della distillazione dal 1897. Le grappe e i distillati del brand sono ottenuti da vinacce fresche con metodo 100% artigianale; in particolare, le Grappe Invecchiate e Riserva seguono un invecchiamento naturale in barriques sotto sigillo, senza l’aggiunta di coloranti.

I Nonino, dai primi anni 2000, hanno segnato il passo nel processo evolutivo della Grappa con Italian Cocktail Spirit, protagonista di innovativi cocktail e aperitivi.

Molti i riconoscimenti ottenuti negli anni, tra cui il titolo di “Miglior distilleria del Mondo 2019” by Wine Enthusiast Wine Star Awards, il premio internazionale di settore più importante al mondo.

 

ABOUT FRANCESCA NONINO

Francesca Nonino, sesta generazione della famiglia Nonino, è responsabile della comunicazione web, del mercato russo e americano della Nonino Distillatori. Dopo una laurea magistrale in economia e gestione aziendale con semestre alla Yonsei University di Seoul e tirocinio alla illyCaffè, è entrata in azienda come brand ambassador. Ha sostenuto due master di formazione, i corsi da bartender, da sommelier AIS e WSET 3° LIVELLO. 

A febbraio 2021 è stata contattata da LinkedIn per entrare ufficialmente a far parte dei LinkedIn Influencer, un gruppo di imprenditori, accademici e manager selezionati in tutto il mondo. Ad agosto è stata riconosciuta come “l’influencer della Grappa”.

Il suo prossimo obiettivo è imparare l’arte della distillazione artigianale dalla madre e dal nonno e diventare mastra distillatrice.

 

PARLA DEL SUO PRODOTTO CON GLI OCCHI A CUORE:
FRANCESCA NONINO SVELA COME SI È GUADAGNATA IL TITOLO DI “INFLUENCER DELLA GRAPPA”

 

Non esistono argomenti noiosi, ma narrazioni noiose. “Content is king”, dice: ciò che si propone si deve identificare con i valori di chi lo produce, altrimenti si genera un disallineamento che il consumatore percepisce

 

Non possiamo che iniziare con un accenno alla sua escalation su Linkedin, che l’ha consacrata “l’influencer della grappa” con   35000 follower contro i 2mila dello scorso novembre. Qual è il segreto per espugnare questo social?

Spero di non deludere, ma è stata una casualità (questo lo dice lei, ma poi si scopre che il merito c’entra eccome, ndr).  A dirla tutta LinkedIn mi sembrava troppo serioso e all’inizio non lo amavo. Tutto è cambiato quando, durante la pandemia, ho cercato un modo per mostrare sostegno alla ristorazione italiana, ferma per il lockdown. Un giorno ecco l’idea: proporre a ristoratori, bartender e sommelier delle masterclass gratuite sulla Grappa con kit di degustazione a domicilio. Il problema era: come raggiungere queste categorie?

L’unico social adatto per fare sponsorizzazioni per Job Title è Linkedin. Chiedevamo molte informazioni, tra cui anche il recapito diretto, quindi si trattava di contatti molto costosi, tanto che con il budget che avevo mi si prospettava un ritorno di 3/15 contatti. Ebbene, ne ho avuti 80! Presa dall’entusiasmo ho fatto un video in cui dicevo che la nonna mi ha insegnato che non si deve mollare mai e che anche in questo momento di difficoltà non vedevamo l’ora di conoscerli e degustare insieme.

Il messaggio è diventato virale. Da quel video ho cominciato a parlare online del mio lavoro, mettendo tutto il mio entusiasmo, la mia passione ma anche le mie paure e le mie battaglie. Parlo in maniera trasparente e personale e sono stata travolta da un sostegno incredibile. È stato bellissimo scoprire che anche online si possono creare legami veri.

Grazie al suo modo di comunicare, è riuscita a svecchiare un prodotto che nell’immaginario è destinato a persone mature. Come fa?

Io guardo la grappa con gli occhi a cuore. La grappa è per me lavoro, vita e passione e questo amore lo voglio condividere. Conosco tutto l’impegno che c’è dietro ogni singola bottiglia- le battaglie dei miei nonni, la fatica, i successi- e lo voglio raccontare. La grappa è parte della nostra famiglia.  Ma questo non significa che non possa anche divertirmi nel comunicare la nostra storia, la nostra realtà.

Non c’è una strategia, quello che comunico dipende da ciò che sto vivendo, nulla è costruito. Ogni mio contenuto è home e self made: ho uno smartphone e un treppiedi, null’altro.

Credo che non esistono prodotti per vecchi o per giovani, esistono prodotti da raccontare: tutto può essere comunicato in maniera autentica e stimolante.

Si è chiesta come sarà il marketing alimentare nel prossimo futuro? Cambierà qualcosa rispetto al passato?

Si dovrà essere più trasparenti. La trasparenza in etichetta è il mio mantra e combatto perché le normative favoriscano informazioni chiare, trasparenti e immediati per il consumatore finale. Bisogna riuscire finalmente a rendere vietati termini che possono essere forvianti e creare confusione. I prodotti made in Italy sono rispettati in tutto il mondo, ma affinché continuino ad avere l’ottima reputazione che vantano bisogna obbligare le aziende a dare tutte le informazioni che certifichino nero su bianco questa eccellenza. Caratteristiche, ingredienti, provenienza, lavorazione.

Da aspirante “Mastra Distillatrice”, mi fa arrabbiare sapere che nel nostro settore le nozioni obbligatorie da riportare in etichetta sono solo il termine “grappa”, la gradazione alcolica e la capacità della bottiglia. L’informazione riguardante il metodo di distillazione – industriale o artigianale – nonostante sia fondamentale da sapere, non è obbligatoria. Così al consumatore mancano gli elementi necessari per fare una scelta consapevole. Se a questo aggiungiamo che sull’etichetta sono accettati termini forvianti diventa ancora più difficile. Ad esempio dichiarare di avere una distilleria artigianale sull’etichetta non garantisce necessariamente che quella grappa sia stata distillata con metodo artigianale. Chi la vende potrebbe aver semplicemente aggiunto acqua demineralizzata a un prodotto industriale e questo passaggio dà il diritto di essere considerati produttori. Capisce cosa intendo per chiarezza e trasparenza?

In questo panorama, la comunicazione di un’azienda food che ruolo ha e come si deve evolvere per essere efficace? Su cosa deve puntare maggiormente: i prodotti, i valori aziendali, la sostenibilità, oppure altro?

Siamo nel bel mezzo di una rivoluzione epocale: la gente è molto più attenta a quello che consuma. Ha il diritto di sapere e il produttore deve essere onesto. Ogni azienda ha i suoi valori cuore: bisogna individuarli e raccontarli puntando sulla semplificazione. Si comunicano le cose con l’obiettivo di farle capire, non di esibire un linguaggio professionale. Meno parole e meno concetti complicati, più immediatezza.  

Sul cosa comunicare, poi, dico i valori, che nella nostra azienda coincidono con il prodotto. Se questo non accade c’è un disallineamento. E le persone se ne accorgono.

Per quanto riguarda la Sostenibilità, avete un progetto peculiare e come lo comunicate?

La sostenibilità è il futuro. L’attività umana porta gravi danni al pianeta: le aziende devono essere responsabili, come ognuno di noi. Per quanto riguarda Nonino, l’intero processo della distillazione è sostenibile, un ciclo naturale e completo. Usiamo quello che veniva considerato lo scarto della viticoltura, la vinaccia (nel nostro caso selezionatissima, fresca e ancora piena di succo: solo la vinaccia delle migliori aziende vitivinicole diventa Grappa Nonino) e non abbiamo sprechi. La vinaccia esausta, ossia la vinaccia che è stata distillata, viene utilizzata come mangime per polli e maiali, per fare pallet e noi la usiamo per fertilizzare l’orto della nonna: vengono dei pomodori buonissimi. Secondo me si nutrono di tutto l’amore che mettiamo nel distillare la grappa!  

C’è una case history Nonino rappresentativa di un aspetto peculiare della comunicazione?

Il mio obiettivo 2021 è rendere social la trasparenza in etichetta, torno su quello. Nonostante l’argomento sia abbastanza tecnico sono stata piacevolmente colpita dal risultato dei miei video: 80.000 visualizzazioni. Ha rafforzato in me l’idea che sui social si può comunicare tutto, bisogna solo trovare il modo giusto per farlo!  

Quali sono i canali di comunicazione che privilegiate? Come li usate?

Devo molto a Linkedin, quindi è diventato il mio canale di espressione primario, ma ogni azienda deve usare quelli più rappresentativi della propria realtà. Nel mio caso, il mio profilo si interseca con quello aziendale. Diciamo che la comunicazione istituzionale la trovi sul profilo ufficiale, quella più “umana” sul mio. Ma credo che l’umanizzazione del brand sia importante. Attenzione però, può essere anche molto pericoloso e invasivo, difficilmente si torna indietro. Per farlo devi vedere il brand quasi come una parte di te. E io mi rispecchio completamente nell’azienda.